L’unico sindaco che ha strapato  Teramo da 14 anni di centro destra e la portato a sinistra con la lista civica, dato che il Partito Democratico non lo voleva dentro.

Sindaco D’Alberto, sa che dall’Abruzzo, a questo giro, lei porta la bandierina di una flebile speranza Pd?
Sorride. “L’ho già detto, cominciamo male: per sintesi forzate. Se dicessi che questa è una vittoria del Pd mentirei a me stesso, e sarebbe ingeneroso nei confronti di tantissimi cittadini. Io avevo ormai, mi spiace dirlo, voltato le spalle totalmente al Pd come correnti e capi di corrente locali: dinamiche che non servono a nessuno ed erano un’espansione di logiche personalistiche nazionali. Invece qui ad essere premiata è stata una forza di grande civismo, anche se mi rendo conto che la parola può esser abusata. Un percorso che abbiamo cominciato tempo fa. Dopo la batosta del 4 marzo, dopo una lunga assemblea, il Pd locale ha infine deciso di appoggiarci. Questa è la storia”.

Il suo avversario, Giandonato Marra, era avanti di 13 punti. Ma poi lei è passato dal 21 al 53,2. Come ha fatto?
“Abbiamo puntato dal primo momento sulla discontinuità… Ci siamo posti come radicale alternativa al cattivo governo di centrodestra, finito poi con la caduta della giunta Brucchi. E abbiamo avuto sempre davanti a noi le sfide importanti a cui rivolgere energia e intelligenze: le difficoltà per una città terremotata che ha oltre 4mila sfollati, una situazione di bilancio drammatica con anticipazione di cassa arrivata a 15 milioni, e molte potenzialità che devono esser sviluppate in una città capoluogo. Difatti il mio primo obiettivo va al di là della giunta e della maggioranza: dobbiamo dotarci di una classe dirigente all’altezza”.

Lei è stato il nemico degli scontri tra correnti interne dem. Quindi, quale lezione se ne deve trarre?
“Rieducare allo spirito civico i partiti: non saprei dirlo diversamente. Aver trasformato una grande tensione pubblica in una somma di interessi di grandi, medi o piccoli gruppi autoriferiti, o peggio, di destini personali, ha prosciugato tutto. Alla fine ti volti e i cittadini non ci sono più. Cosa resta da fare, mi chiedo: se non porre al centro i cittadini? E rimettere  la politica e le visioni al servizio di tutte queste domande di vivibilità, di garanzie, di comunità? Noi abbiamo fatto in piccolo ciò che Pisapia, ad esempio, ha sperimentato così bene a Milano. Anche se il Pd di quella stagione era ben più forte”.

Sembra che la corsa alla segreteria nazionale del Pd sia ripartita. Lei che è rimasto fuori , con quale leader tornerebbe?
“Credo che prima dei nomi occorra una rifondazione vera. Il Pd non lo smuovi se non dopo il grande choc…”

Se non è choc, questo: lei se l’aspettava la caduta delle “roccaforti rosse”?
“Onestamente no. Non così. Per questo, quando dico rifondazione non intendo una sterile autocritica, ma una forte e autentica azione di revisione di tante scelte sbagliate: ma mica solo quelle di Renzi. Bisogna azionare di nuovo anche un po’ di memoria che non sia a misura di qualche scontro con questo o quello. Una memoria larga e responsabile”.

Sindaco, lei ha reso merito al suo avversario, in tempi di ministri e premier che si insultano…
“Ho sentito di farlo, perché l’avvocato Marra è stata una persona splendida”

Ha detto: splendida?
“Sì. Durante la campagna abbiamo potuto concentrarci sulla città, nessuno di noi cercava l’effetto baraonda o aggressione personale. Anche lui credo volesse discontinuità. Ecco perché sento il dovere di dirgli grazie. Il nostro compito era lavorare per Teramo, mica azzuffarci”.

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