Una bottiglia nell’oceano per Pavia

Goran Bregovic la definisce una bottiglia nell’oceano che prima o poi qualcuno troverà. A Pavia il musicista balcanico presenterà stasera  “Three Letters from Sarajevo” al Castello Visconteo di Pavia. “Così come la musica ha la forza di armonizzare sulla partitura le note alte con quelle basse e i tempi larghi con quelli stretti, così l’umanità deve imparare a convivere – spiega Bregovic –. Si tratta di un concerto per orchestra sinfonica e tre generi di violino, classico cristiano, klezmer ebreo ed orientale musulmano nella forma delle tre lettere. L’ho scritto su commissione ricevuta dalla Basilica di Saint Denis, a Parigi. Durante il lavoro sul concerto mi sono venute diverse canzoni perfette per alcuni tra gli artisti cristiani, ebrei e musulmani che amo di più, così ho chiamato la spagnola Bebe, l’israeliano Asaf Avidan, l’algerino Rachid Taha, e nel disco ho aggiunto tre frammenti del concerto. Il progetto è diviso in due volumi perché, a lavoro finito, mi è sembrato anomalo affiancare le canzoni e il concerto sinfonico per violino e orchestra. Così prima ho dato alle stampe le canzoni cui seguirà a fine anno la versione integrale del concerto […] Oggi Emir è parte di una macchina industriale molto più grande di lui e la nostra collaborazione ha finito per smarrire le sue motivazioni originarie. Ma quello che siamo riusciti a produrre assieme rimane davvero ottimo […] E pensare che prima, per la sua fortissima spiritualità, la c’era chi la chiamava la Gerusalemme Europea. La guerra in Bosnia è arrivata all’indomani delle prime elezioni libere. E dopo questa esperienza ho capito perché la democrazia non è una buona forma di convivenza per tutti. Pure Aristotele, nella sua tripartizione del potere, pensava che per certi popoli in via di evoluzione un dispotismo illuminato è preferibile alla democrazia. In paesi con un alto tasso di analfabetismo, di sottocultura, di povertà, infatti, la democrazia può diventare molto pericolosa. Nella ex Jugoslavia, poi, abbiamo una lunga storia di politici irresponsabili che hanno soffiato sul fuoco con conseguenze terribili. La speranza è che sulle macerie stiano crescendo classi dirigenti più assennate. Nei Balcani, infatti, esiste un conflitto latente che riaffiora in maniera ciclica”. 

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