Decreto dignità e scommesse on-line

Il calcio italiano farò i conti dopo la decisione dello stop agli sponsor legati alle scommesse. E’ quanto emerge dalle nuove politiche di lotta al gioco d’azzardo approvata in paramento che potrebbe mettere in difficoltà non solo le squadre italiane e del maggiore campionato per un doppio mancato introito ma anche per le televisioni. Un vero è proprio allarme per i conti in rosso in un momento delicato in cui non bisognava far altro che ripartire, invece, il ministro dello sviluppo economico Luigi di Maio vuole bloccare tutte le sponsorizzazioni legate ad agenzie di betting. Il mancato introito? Ben 120 milioni di euro l’anno per le pubblicità nello sport, un dato di fatto è ad esempio, che ben 11 squadre di serie A su 20 sono legate ad un partenr commerciali del mondo scommesse.

Cosa prevede il decreto dignità con le scommesse

La norma vieta, dall’entrata in vigore del decreto, “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi e scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo. […] Dal 1° gennaio 2019 il divieto di cui al presente comma si applica anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale”. Il divieto tuttavia non si applica ai contratti di pubblicità in corso, che proseguiranno fino alla scadenza. Fortemente voluta dai movimenti anti azzardo.

Una consuetudine che non sembrava a rischio

Per anni i maggiori competitor hanno sponsorizzato i campionati e chiuso accordi con le squadre più importanti della serie A. molte società di scommesse sono infatti legate a Milan e Inter, chi alla Roma, chi alla Juventus e al Napoli, per continuare con Lazio, Cagliari, Udinese, Sampdoria e Genoa, come riportato anche da scommesseon-line.com

A rischio anche le televisioni

Il mondo televisivo a rischio come tutto il calcio, infatti, grazie alle pubblicità delle agenzie di scommessa,   gli introiti al segno positivo di bilancio segnano ben 70 milioni di euro all’anno. Con meno entrate le televisioni saranno in difficoltà per le offerte sui diritti TV. Come riporta Agipor, il prodotto calcio si muove, aumentando o diminuendo, di valore in base alle pubblicità che genera. Eliminare del tutto gli spot comporterebbe un ammanco allo Stato calcolato in circa 700 milioni in tre anni. Per questo andrà trovata una soluzione che non sia un danno per tutti. Vedremo l’evolversi della situazione a scadenza triennio dei contratti attuali, che, a legge approvata, non potranno essere rinnovati.