NEW DEHLI / E’ giallo sulla vicenda dei marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, fatti sbarcare fuori dalle acque internazionali e arrestati dalle autorità indiane per omicidio. Sulla vicenda è scoppiato un caso internazionale e il sospetto che i fucilieri siano stati attirati in una trappola, prende corpo sempre di più.
Come spiegato dal quotidiano “Corriere della Sera”, forse serviva un “capro espiatorio”, per coprire una sparatoria messa in atto dalle autorità indiane, dopo l’attacco di un mercantile ad una nave greca. Ne sarebbero rimasti coinvolti appunto i pescatori uccisi. Occorreva dunque correre ai ripari e trovare colpevoli da incriminare, i marò, appunto. Ma si tratta di ipotesi da verificare.
La guardia costiera a Kochi potrebbe aver riferito ai fucilieri italiani sulla Enrica Lexie, che il peschereccio responsabile dell’attacco alla petroliera, si trovava già nelle loro mani e che sarebbe bastato entrare in acqua territoriali, per esporre una denuncia formale.
Ma le autorità indiane avrebbero poi cambiato le carte in tavola, fermando i fucilieri, che hanno sempre affermato di non aver sparato contro il peschereccio, con l’accusa di omicidio.
La Marina militare intervenuta sul proprio sito web a sostegno dei marò del Reggimento San Marco, ha sottolineato la falsità delle accuse mosse nei confronti di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Ha ribadito che i fucilieri, nel rispetto delle norme hanno sparato colpi di avvertimento in aria e in acqua, per proteggere la sicurezza dei traffici dalle azioni criminali di pirateria.
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